Tatuaggi Giapponesi

Tatuaggi giapponesi - dragoneL’antica e raffinata arte dei tatuaggi giapponesi ha definitivamente conquistato il gusto occidentale, offrendo una molteplicità di segni, stili, soggetti e significati caratterizzati da un’inconfondibile ed elegante armonia di colori vivaci.

Dai delicati rami di fiore di ciliegio al mistico fior di loto, dalle scene di combattimento tra samurai alla tipica carpa dalle tinte vivaci, ai demoni tradizionali ed ai ragoni, i tatuaggi giapponesi vanno incontro ai gusti più diversi e vengono preferiti da un numero sempre maggiore di persone.

Il grande fascino esercitato dai tatuaggi tradizionali giapponesi deriva anche dal fatto che le forme ed i disegni possono evolversi e svilupparsi in un unico complesso motivo: partendo dai singoli tatuaggi separati, infatti, si può arrivare a realizzare col tempo magnifici scenari che possono coprire interamente un braccio, la schiena o addirittura tutto il corpo.

Storia dei tatuaggi giapponesi

Utagawa KuniyoshiIn Giappone le prime tracce di tatuaggi risalgono al 5000 a.C.: sono state rinvenute rappresentazioni di uomini che decoravano il volto con marchi e linee probabilmente destinati ad indicare il rango sociale di appartenenza e/o a proteggere dagli spiriti malvagi.

Ancora nel III secolo d.C. in alcuni testi cinesi si fa menzione di uomini giapponesi che decoravano il corpo e il volto con tatuaggi.
Secoli dopo i tatuaggi diventarono tabù e cominciarono ad essere utilizzati esclusivamente a scopo punitivo, come marchio indelebile destinato ai criminali in modo da renderli riconoscibili anche dopo che avessero scontato la pena.

Alla fine del XVII secolo venne abbandonata l’abitudine ad utilizzare il tatuaggio come strumento punitivo e cominciò ad emergere l’abitudine ad utilizzarlo come decorazione del corpo. Ma, restando il tatuaggio illegale per I giapponesi, l’abitudine si diffuse innanzitutto tra i membri delle organizzazioni criminali che lo utilizzavano aanche per nascondere i vecchi tatuaggi punitivi.

Pur essendo illegale per I giapponesi, non vi era nessuna legge che vietasse di tatuare gli stranieri, così i maestri tatuatori si insediarono a Yokohama per tatuare i marinai stranieri. La loro abilità era tale che si dice che re e imperatori stranieri viaggiassero fino al Giappone solo per farsi tatuare dai maestri di Yokohama.

Lo stile dei tatuaggi tradizionali giapponesi è naturalmente legato alla storia dell’arte figurativa del paese, ed in particolare è stato fortemente influenzato dalle litografie (ukiyoe) che si incontrano nei romanzi e nelle inserzioni pubblicitarie, in particolare tra la fine del XVIII e il XIX secolo.

Gli eroi letterari raffigurati nelle litografie erano spesso rappresentati con estesi ed elaborati tatuaggi, alcuni dei quali così spettacolari – in particolare quelli disegnati dall’artista Kuniyoshi – che tra la gioventù dell’epoca si diffuse la moda di tatuare le stesse immagini sul proprio corpo.

L’arte dei classici tatuaggi giapponesi attingeva principalmente ad un immaginario legato al mondo degli eroi leggendari ed ai simboli religiosi, armoniosamente combinati con motivi floreali e animali ed inseriti in un contesto più ampio di simboli elementari (nuvole, fulmini e onde).
Spesso il disegno veniva realizzato sul corpo del cliente dallo stesso artista autore della litografia, e successivamente inchiostrato dal tatuatore.
Queste immagini coprivano prima l’intera schiena e poi proseguivano lungo le braccia, le gambe ed il torace, mentre le uniche aree non tatuate erano le mani ei piedi, dal polso e dalla caviglia in giù, e la testa, dal collo in su.

Fu il noto artista Hokusai (1760 -1849) ad abbandonare i motivi tradizionali e introdusse paesaggi marini e terrestri fortemente stilizzati, come è evidente nella sua opera più nota che è “La grande onda di Kanagawa”.
Egli inoltre introdusse una tonalità di blu mai usata in precedenza in Giappone, e che egli aveva acquisito grazie al suo amico e collega Manet.
Nello stesso periodo fece la sua comparsa il full body suit, ovvero un tatuaggio esteso su tutto il corpo e che è poi diventato caratteristico della tradizione giapponese.

Il tatuaggio diventò legale solo dopo la II Guerra Mondiale, ma per molto tempo tatuarsi restò un’abitudine mal vista dalla società giapponese; tutt’oggi mostrare in pubblico un tatuaggio non è una cosa generalmente approvata perché il tatuaggio viene ancora relazionato agli ambienti malavitosi.
Tuttavia questa attitudine sta rapidamente cambiando e tra le nuove generazioni il tatuaggio è sempre più accettato.

La tecnica tradizionale (tebori)

Tatuaggi giapponesi - tecnica tradizionale tebori (aghi)Horimono è il termine giapponese utilizzato per definire il tatuaggio e horishi è il tatuatore:entrambi i termini sono collegati alla parola hori “incidere”.
La parola tebori definisce la tecnica tradizionale giapponese di tatuaggio eseguito a mano e comparsa per la prima volta durante il periodo Edo. Ancora oggi esistono tatuatori che conoscono e praticano questa tecnica ma si tratta di un limitato numero di artisti.

Il tatuatore in Giappone è infatti considerato in alcuni casi un vero e proprio artista ed in ogni caso un artigiano altamente qualificato.
I tatuatori tradizionalmente si sottoponevano ad un apprendistato rigoroso della durata di cinque anni, durante i quali l’allievo viveva presso il proprio maestro.
Dopo cinque anni il tatuatore poteva cominciare a lavorare da solo ma per un ancora un anno doveva corrispondere al maestro tutti i suoi guadagni in segno di gratitudine.

Il sistema su cui si basa il tebori è abbastanza semplice: una fila di aghi legata ad una impugnatura di bambù viene immersa nell’inchiostro e poi applicata sulla pelle. Oggi in alcuni casi l’impugnatura è realizzata in acciaio o titanio, in modo da poter essere sterilizzata insieme agli aghi.
Gli appassionati di tebori sostengono che sia meno doloroso che farsi tatuare da una macchina e che il risultato prodotto sia più organico, perché consente un maggior livello di finezza nella realizzazione del disegno e nell’ottenimento di diverse gradazioni di colore.

Oltre alle abilità tecniche, durante l’apprendistato l’horishi acquisiva la capacità di comprendere pienamente i significati dei disegni tradizionali e ad accostarli opportunamente l’uno all’altro: alcuni esempi sono il drago con la fenice, i leoni e demoni abbinati a vari fiori, in particolare le peonie, per realizzare un delicato equilibrio tra simboli di potere e di bellezza.

L’intero disegno era costruito seguendo le regole di un sistema simbolico complesso che combinava i principi di yin e yang, l’uso dello spazio negativo nell’arte, l’apprezzamento estetico per le linee del corpo umano e la capacità di raccontare una storia attraverso l’uso di immagini specifiche che avevano lo scopo di rivelare il carattere dell’individuo attraverso i suoi tatuaggi.

photos by: ddmatt31 & deflam, gbSk

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